mercoledì 12 settembre 2007

LEONCAVALLO

Penso che il buon senso stia diventando una cosa sempre più rara. Purtroppo, (o forse sono troppo esigente io) mi trovo ad essere circondata da gente che fa un sacco di cose a vanvera: come parlare, intervenire e... riderere. Soprattutto quest'ultima suscita in me molta pena, perchè il "ridere a vanvera" a mio avviso altro non è che sinonimo di insicurezza e palese disagio. Ogni volta che lo sento fare, e purtroppo ultimamente TROPPO SPESSO. La mia mente va a LEONCAVALLO e alla sua aria "RIDI PAGLIACCIO" e mi viene pure da canticchiala.


I Pagliacci


 





Testo e musica di RUGGIERO LEONCAVALLO










Personaggi:

Nedda, attrice da fiera, moglie di... (nella commedia Colombina)

(soprano)



Canio, capo della compagnia (nella commedia Pagliaccio)

(tenore)



Tonio, lo scemo (nella commedia Taddeo)

(baritono)



Peppe, commediante (nella commedia Arlecchino)

(tenore)



Silvio, campagnuolo

(baritono)



Contadini e Contadine




La scena si passa in Calabria presso Montalto, il giorno della festa di Mezzagosto.

Epoca presente, fra il 1865 e il 1870


 


CANIO

Recitar! Mentre presso dal delirio

non so più quel che dico e quel che faccio!

Eppur è d'uopo... sforzati!

Bah! sei tu forse un uom?

Tu se' Pagliaccio!

Vesti la giubba e la faccia infarina.

La gente paga e rider vuole qua.

E se Arlecchin t'invola Colombina,

ridi, Pagliaccio... e ognun applaudirà!

Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;

in una smorfia il singhiozzo e'l dolor...

Ridi, Pagliaccio, sul tuo amore in franto!

Ridi del duol t'avvelena il cor!

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